Cosa significa dipingere

Pablo Picasso, il grande maestro spagnolo rispondeva Dipingere è il mestiere di un cieco. Egli non dipinge ciò che vede, ma ciò che pensa, cosa dice a sé stesso su ciò che ha visto “.

Si scrive perché si cerca compagnia, poi si pubblica perché gli editori danno un po’ di denaro “”

Anna Maria Ortese ( Roma, 13 giugno 1914 – Rapallo, 9 marzo 1998 )

martedì 29 maggio 2012

Marcello Cinque alla Galerie Piece Unique di Parigi


Giovedì 31 Maggio alla Galerie Piece Unique Variation di Parigi sarà inaugurata alla presenza dell’artista, la mostra dell’artista napoletano Marcello Cinque, che presenterà una selezione di opere recenti centrata sull’utilizzo di materiali quali la gomma spugna e la pittura elastica.

Le sue sculture monocromatiche, rosse, bianche, nere, utilizzando questi nuovi materiali, rendono magnificamente il senso della materia che si dilata e cresce nello spazio.

Per questa nuova esposizione l’artista si è ispirato agli abissi dei fondali marini, e alla sua regione di appartenenza, la Campania, e al Mar Tirreno.

Tra gli artisti della sua generazione Marcello Cinque è certamente quello più lucido e consapevole dei mezzi di indagine insiti in talune materie, come quelle da lui adoperate, che gli consentono di rivelare in piena sintonia con la sua capacità analitica, le innumerevoli forme celate nella materia.

sabato 12 maggio 2012

L'aspra verità della bellezza, mostra Terlizzi al MAM di Gazoldo degli Ippoliti ( Mantova )









Si è inaugurata il 6 Maggio al MAM Museo d’Arte Moderna di Gazoldo degli Ippoliti( Mantova ) a cura di Renzo Margonari la mostra dell’artista salernitano Ernesto Terlizzi, titolata dal curatore, significativamente “ L’aspra verità della bellezza “.


In mostra circa quaranta opere, accuratamente selezionate e vagliate, risalenti all’incirca all’ultimo anno di produzione dell’artista, intensamente concentrato ancora una volta, a rintracciare tra pietre, fossili, legni, materie, insorgenze grafiche pulsanti provenienti, come fuoco sotto cenere di brace, dal suo intenso passato e dai suoi cicli ormai “ storicizzati “.

Terlizzi ritrova in questo suo peregrinare tra le materie morenti e disutili, scarti e rifiuti di una società opulenta, diseguale, in crisi, l’ardore per ripensare il rapporto tra le cose, e la fascinazione di queste come nuove immagini che sostituiscono quelle bruciate dall’intensa usura del nostro vedere.

Per certi aspetti, l’artista si muove combattuto, tra “ pesantezza e leggerezza dell’essere “ incrociando in tal modo i grandi temi esistenziali di cui parla Milan Kundera, nello stupendo romanzo “ L’insostenibile leggerezza dell’esere “.

giovedì 3 maggio 2012

Fotonarrazioni di Giovanni Ruggiero al Museo Diocesano di Gaeta


                                                          

Giovanni Ruggiero, giornalista professionista e inviato speciale in perenne viaggio intorno al mondo, dal Messico, all’Albania, dove a Tirana ha recentemente esposto una selezione di suoi lavori, ha sempre percorso il mondo in compagnia dell’inseparabile macchina fotografica, per catturare le luci e lo spirito dei luoghi che doveva raccontare ai lettori del  suo giornale.

Una presenza fedele e muta nello stesso tempo, quella della fotocamera, che con il passare del tempo ha reso evidente la necessità di Ruggiero, di sondarne  esplicitamente i potenziali espressivi indipendentemente dal lavoro di supporto alla sua professione giornalistica.

A questa esigenza di sperimentazione per raccontare il visivo, sotto l’urto certo ineludibile dell’impatto con la cronaca e la storia dei paesi attraversati con il fuoco alle calcagna, Ruggiero ha aggiunto una sua capacità linguistica di fondere il racconto per immagini con intense implicite problematiche sociali,  talvolta molto  sentite sul piano interiore,  e i segreti della fede, della religiosità popolare ( ex-voto, simili in tanti luoghi di culto ) e la popolarità di santi come Padre Pio, l’umile frate beneventano venerato in tante parti del mondo e soprattutto nel Sud d’Italia.

E’ un vedere il suo non scontato, non appesantito di orpelli demagogici, di superflue visioni, di immagini che non dicono nulla, ma al contrario come nel caso del suo viaggio a San Giovanni Rotondo, nel giorno in cui a Roma il Santo veniva innalzato alla gloria degli altari, il suo sguardo si concentrò sulle mani, le tante mani, di contadini del Sud con la loro fede semplice e profonda nello stesso tempo, accorsi  come moltitudini sciamanti, nel paese pugliese dove l’architettura moderna del santuario porta la firma dell’archistar genovese Renzo Piano, che ha inglobato in un solo corpo, monumentale e svettante,  aperto e luminoso, il luogo dove la preghiera dei fedeli  diventa invocazione e supplica, bisogno di circondare un corpo, quello miracoloso del frate delle stimmate.

La serie Memento nasce dunque dalle sue molte incursioni in presa diretta con gli accadimenti che hanno segnato la contemporaneità negli ultimi decenni; dallo sbarco dei migranti sulle coste del Sud, alle tante vittime delle missioni militari italiane nel mondo; molto forte l’opera che affronta questo tema, con la raccolta delle foto dei caduti da poter disporre a piacimento formando una sorta di mappa soggettiva della sofferenza, che ha coinvolto intensamente Ruggiero, invischiato per le segrete vie dei sentimenti a volti mai visti primi, e, ironia della sorte, divenuti familiari nel momento del loro drammatico decesso.

Si evidenzia così, una particolare percorrenza nel territorio del visuale fotografico, pur restando questa serie sostanzialmente ancorata alla “ realtà “  l’autore lavora sull’intreccio delle emozioni e dei sentimenti,  volendo in un certo senso operare un ribaltamento della visione, impaginando alcune di queste opere in contenitori di legno chiusi, che il fruitore dovrà aprire con le sue mani, aggiungendo con questa semplice e banale operazione, un nuovo tempo dell’attesa e dello sguardo che fortifica l’esperienza del vedere.

Diversa è la  situazione davanti ai ritratti dei molti San Sebastiano; la storia è nota, il santo romano all’epoca dell’imperatore Diocleziano ricopriva un ruolo gerarchico nell’esercito, e per questo motivo e forte della sua posizione, rientrato a Roma, aiutò i cristiani perseguitati a nascondersi e a seppellirli;   messosi in urto con le autorità per le sue posizioni e scoperta la sua fede,  fu giustiziato e trafitto da moltissime frecce.

Partendo da questo e da letture ed approfondimenti, Giovanni Ruggiero ha inteso svelare le molte facce del santo, affidandosi a soggetti sempre diversi, scelti in base a certe caratteristiche somatiche e psicologiche, ha delineato una sua personale galleria di santi moderni, giovanissimi molte volte del tutto impreparati davanti all’obiettivo, sono successivamente entrati nel ruolo, tanto da delineare un percorso del visivo che si situa tra iconologia e storia dell’arte, tenendo conto che la storia del martirio è stata nei secoli affrontata da giganti come Antonello da Messina e da Sebastiano del Piombo, e che ognuno di questi artisti, nel corso dei secoli ha visto San Sebastiano in modo e con fattezze diverse. 

Le foto di questa serie sono poi provviste di sontuose cornici barocche in oro, che accrescono il transito dell’immagine tra antico e moderno; il contesto è dentro la storia, nasce da esso, il modello fotografato richiamante il santo invece, appartiene al contemporaneo, all’oggi, dando luogo ad un corto circuito visuale intenso e spiazzante.

Giovanni Ruggiero si trova a suo agio in situazioni simili, perché puo marciare a ritroso nel tempo rileggendo storie e percorsi di fede e di sacrificio che lo hanno interessato, traslandoli nel vivere odierno, dominato da velocità, indifferenza, sparizione dei valori, isolamento, andando cioè a ricercare i luoghi e le afflizioni del contemporaneo attraverso l’obiettivo della fotocamera, perché annotava Paul Klee “ L’arte non riproduce il visibile, rende visibile “.



                                                                                                 


sabato 7 aprile 2012

Gerardo Di Fiore al Madre : Attenti al disfacimento della materia



La mostra dello scultore Gerardo Di Fiore al Museo Madre di Napoli ( fino al 28 Maggio ) dal titolo “ Good Save the Queen “ curata da Mario Franco, che presenta tre nuove grandi opere; “ Good Save the Queen “

“ Cave Canem “ e “ Gli Angeli ribelli “ insieme a “ Risacca “ del 2007, evidenzia molto bene attraverso le opere esposte, la sua natura di ricercatore plastico concentrato sin dagli anni settanta su un materiale, la fragile e deperibile gommapiuma, che contrasta per sua natura, la sontuosità del marmo e del bronzo.

Materia idonea come poche, forse, a giudizio dell’artista, a rappresentare il tempo attuale, instabile, corrotto, e in disfacimento.

Di Fiore, ha sempre affiancato all’attività plastica, iniziata con maestri quali Greco e Perez all’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’impegno nel sociale con una intensa azione di performer.

Da ricordare la storica performance “ Hic sunt Leones “ realizzata con Joseph Beuys a Piazza dei Martiri (1969 ) e l’adesione al progetto a favore di una arte anonima e diffusa sul territorio dalla “ Galleria inesistente “ fondata con Vincent D’Arista e Gianni Pisani ( 1969 ).

Significative e di forti valenze anche le azioni dimostrative nell’ambito delle lotte di liberazione dei malati pschiatrici teorizzati da Basaglia con l’ASOCIAL GROUP, e i lavori realizzati presso l’Ospedale Frullone di Napoli, che gli valsero l’invito alla Biennale di Venezia nella sezione “ Ambiente come Sociale “ ( 1976 ) curata da Enrico Crispolti.

La mostra al Madre, che si apre con l’opera “ Good Save The Queen “ sorta di canneto con annessa tigre in ceramica, è rivolta alla terra, e alla difesa di tutte le Regine insidiate dall’egoismo, ma anche in omaggio, al tempo stesso al Museo Donnaregina che lo ospita.

Questa opera sembra ribadire l’accerchiamento che la natura sta subendo da parte di agenti esterni, che minano alla radice l’equilibrio dell’ecosistema, invaso da relitti artificiali, soffocanti corpi estranei emblema della massificazione consumistica.

Nella stessa direzione, con vibrazioni e valenze diverse molto intense, si colloca Risacca, imponente riemersione di relitti e fossili annegati nel nero bitume, che lascia intravedere teste di cavallo, anfore, assunte dall’artista come metafora del mare che tutto ricopre e tutto restituisce attraverso il fluire ininterrotto delle maree.

E’ ancora una volta l’ambiente e l’ecosistema ad impensierire Di Fiore, minacciato,e ridotto a cloaca, lancia severi e drammatici appelli agli uomini muti e indifferenti.

Gli Angeli ribelli invece, grande bassorilievo concitato di presenze allegoriche e mitiche, come gli angeli, inviati nelle città di Sodoma e Gomorra per punire gli abitanti lascivi e in preda ai furori della carne,non ritornarono più ai lidi di loro provenienza, allettati dagli scoperti piaceri; Di Fiore, irriverente e caustico, ironico e dissacratore,conferma anche con questa opera, la sua matrice new dada.

Cave canem, l’attenti al cane di romana memoria, vede una carcassa verosimilmente di cane,alla stregua dei calchi di gesso dell’antica Pompei, trafitta da schegge di specchio, in cui lo spettatore puo vedere riflessa la sua immagine.

Una mostra intensa,godibile e irriverente, ironica e sferzante,che recupera dal passato tracce su cui innestare profonde riflessioni sulla deperibilità della materia, sul disfacimento delle cose che circondano l’uomo, in una società che guarda ad esso come consumatore e non come produttore di pensiero, che antepone il profitto alla salvaguardia dell’ambiente dell’uomo.


venerdì 30 dicembre 2011

Recensione Quotidiano Avvenire sulla mostra Corpo a Corpo al Castello Mediceo di Ottaviano

ROMA. Lo conoscono ancora come il Castello di Cutolo, ma
la roccaforte posta a difesa di Ottaviano in provincia di Napoli
fu residenza signorile di Bernardetto de’ Medici.
Al boss della
Nuova camorra organizzata il Palazzo Mediceo fu confiscato
negli anni 90 e adesso, entrato a far parte del patrimonio
comunale, ospita mostre ed eventi culturali, oltre ad essere sede
del Parco Nazionale del Vesuvio.

Ora non è un corpo estraneo:
ha pensato a questo il critico e gallerista Gaetano Romano
aprendo le sale per una mostra d’arte moderna: “Corpo a
corpo. Nessun paese è un luogo inerte”.

Espongono fino al 9
gennaio Ciro Cioffi, Antonio Ciniglio, Riccardo Dalisi, Prisco De
Vivo, Gianfranco Duro, Michele Mautone, Giovanni Ruggiero e
Vincenzo De Simone. «Con queste iniziative – spiega Romano
all’inaugurazione – il Palazzo che è nel cuore di tutti gli abitanti
della città diventa corpo legale. Può essere guardato senza più
incupirsi per i messaggi che una volta mandava».

La mostra ha
anche un effetto immediato, aggiunge il sindaco della cittadina
vesuviana, Mario Iervolino: «Da noi esistono tristi sacche di
povertà; tante famiglie non vivono le festività in modo sereno.
Abbiamo chiesto agli artisti una loro opera perché, una volta
venduta, si possano compiere gesti concreti di solidarietà

giovedì 15 dicembre 2011

Corpo a Corpo al Castello Mediceo di Ottaviano



Sabato 17 Dicembre alle ore 18, al Palazzo Mediceo di Ottaviano, nell’ambito del Dicembre Artistico Ottavianese, sarà inaugurata la collettiva di artisti dal titolo - Corpo a Corpo, nessun paese è un luogo inerte, curata dal critico Gaetano Romano .Gli artisti invitati - Ciro Cioffi, Antonio Ciniglio, Riccardo Dalisi, Prisco De Vivo, Gianfranco Duro, Michele Mautone, Giovanni Ruggiero, Vincenzo De Simone – avanzano ad oltranza di visioni sul tema del corpo e del colore; corpo dell’arte che diventa corpo legale; il Palazzo Mediceo è stato restituito alla legalità e alla cittadinanza .


Un confronto serrato in libero dialogo attraverso le opere di artisti impegnati e di talento, con storie diverse, con la geografia dei luoghi che conserva memorie silenti sotto cenere di brace, avanzando ad oltranza tra scultura, pittura, installazioni, fotografia.

Saranno presenti il Sindaco di Ottaviano, dott. Mario Iervolino, l’Assessore alla Cultura Prof. Ciro Torrà, l’Assessore al Turismo e Spettacolo, Nello Di Palma, le Associazioni presenti sul territorio.

Per informazioni :

Dott. Gaetano Romano

333 - 3584458

mercoledì 19 ottobre 2011

Raffaele Urraro al Circolo A. Diaz di Ottaviano


CIRCOLO ARMANDO DIAZ
Piazza San Lorenzo, 1 - Ottaviano

Sabato 22 Ottobre 2011, alle ore 18.30
nei locali del Circolo

Ero il ragazzo scalzo nel cortile
di
RAFFAELE URRARO
(Marcus Edizioni, Napoli 2011)

presenteranno la raccolta di poesie
Prof. Giuseppe Casillo e Prof. Mario Dura

intervento musicale di
Daniela Picciau

INGRESSO LIBERO

Il Presidente
Prof. Francesco D’Ascoli